Fondi pensione italiani: sì a Cina e metalli

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di Redazione 25 Maggio 2021 | 10:03

Ovviamente tutti gli investitori sperano che la ripresa economica in atto sia destinata a durare, per tale ragione due preferenze sembrano emergere in maniera chiara dalle scelte di allocazione degli investitori istituzionali italiani: metalli e Cina.

In quest’ottica, Ntree International, società specializzata nel marketing e nella distribuzione degli ETF, ha condotto un sondaggio su un campione di 50 fondi pensione italiani, per un totale di 62 miliardi di dollari di AUM, da cui emerge con forza la convinzione di trovarci in un forte trend di lungo periodo per quanto riguarda le risorse naturali. Infatti il 78% di chi ha risposto ha identificato l’attuale fase di forza come un superciclo. Con tale termine si intende un periodo della durata di almeno un decennio in cui i prezzi delle materie prime restano al di sopra del proprio trend di lungo periodo.

Nello specifico poi la ricerca di Ntree, che distribuisce in Europa la gamma di ETC in metalli di Global Palladium Fund e gli ETF di Market Access, parte di China Post Global, ha mostrato come l’80% dei manager di fondi pensione italiani sia intenzionato a detenere una posizone di sovrappeso per quanto riguarda l’oro. Le percetuali per quanto riguarda l’argento e il platino sono risultate intorno al 70% e al 52% rispettivamente.

Un interesse marcato appare evidente anche per quanto riguarda tipici metalli industriali come rame e nickel, che stanno trovando una seconda giovinezza in diverse nuove tecnologie a forte crescita, dalle turbine eoliche alle batterie elettriche. Nel caso del rame il 52% dei fondi pensione del nostro paese è disposto ad adottare un overweight, tale percentuale sale al 54% per quanto riguarda il rame.

Un elevato grado di fiducia è emerso anche dai dati inerenti le scelte di allocazione percentuale in metalli. Infatti la maggior parte (54%) degli intervistati ha dichiarato di voler investire in tale ambito per il 5%-7% delle proprie attività totali, mentre il 18% ha indicato come ideale l’intervallo compreso fra il 3% e il 5%. Per quanto riguarda gli industriali invece il 22% ha sottolieato di volere un’esposizione del 3%-5% mentre il 46% fra il 4% e il 5%, infine il 26% preferisce collocare in tale ambito il 7%-9% dei propri asset.

Percentuali simili si trovano anche per quanto riguarda l’atteggiamento nei confronti dei mercati cinesi. La Repubblica Popolare infatti è una delle economie che più stanno traendo vantaggio dalla rinascita industriale post-covid, nonché il maggiore consumatore al mondo di materie prime. Il 58% del campione pare intenzionato ad aumentare i propri investimenti nell’obbligazionario cinese, mentre addirittura il 66% vorrebbe fare altrettanto per quando riguarda l’azionario della Repubblica Popolare.

Al riguardo Hamad Ebrahim, Head of Research di NTree, ha così commentato: “Molti investitori si stanno in effetti chiedendo se siamo in un super-ciclo delle commodities. La nostra ricerca mostra come i fondi pensione siano già convinti di tale scenario. Di conseguenza si stanno muovendo per aumentare la propria esposizione in metalli preziosi e di base”.

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