Petrolio troppo a buon mercato, anche l’Arabia Saudita ricorre al debito pubblico

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di Luca Spoldi 19 Ottobre 2016 | 17:37

ALL’ARABIA SERVIREBBE UN PETROLIO A 80 DOLLARI – L’Arabia Saudita ha bisogno di un petrolio attorno ai 79,7 dollari al barile per vedere il proprio bilancio (che per l’80% dipende dalle entrate derivanti dalla vendita di greggio) chiudere in pareggio. Lo segnala un report del Fondo monetario internazionale (Fmi) segnalando come il livello sia del 14% a quello dello scorso anno, quando per chiudere in pareggio il bilancio statale Riad avrebbe avuto bisogno di una quotazione petrolifera di 92,9 dollari al barile.

TAGLI E DIVERSIFICAZIONE MENO EFFICACI DEL PREVISTO – Sembrerebbe una buona notizia per il paese medio orientale, se non fosse che lo scorso aprile sempre l’Fmi aveva stimato pari a soli 66,7 dollari al barile il prezzo del petrolio che avrebbe consentito un pareggio di bilancio. Il che sembra segnalare che gli sforzi dell’Arabia Saudita per tagliare i costi e ridurre la propria dipendenza dal petrolio stanno avendo risultati inferiori alle attese e conferma che Riad dovrà ricorrere, per la prima volta nella sua storia, all’emissione di titoli di debito pubblico per coprire il deficit di bilancio.

RIAD PREPARA PRIMA EMISSIONE BOND PUBBLICI – In effetti in questi giorni il paese arabo sta sondando gli investitori in vista del lancio di un’emissione di titoli di debito pubblico in tre tranche a 5, a 10 e a 30 anni denominate in dollari, che si vorrebbe collocare con spread rispettivamente pari a 16, a 185 e a 235 punti base rispetto ai T-bond di pari durata secondo quanto rivelato dall’agenzia Bloomberg che ha citato fonti vicine all’operazione, ancora da ufficializzare.

IL QATAR HA APPENA COLLOCATO I SUOI BOND – Nel caso gli spread fossero confermati si tratterebbe di una maggiorazione di rendimento superiore di una sessantina di punti base rispetto ad un’analoga emissione appena lanciata dal Qatar, che ha pagato 102 punti base sopra i T-bond a 5 anni, 125 punti base di spread sulla scadenza a 10 anni e 174 punti base di maggior rendimento per la tranche trentennale.

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