Accordo Usa-Cina e l’allentamento monetario in Corea, le implicazioni per i mercati

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Avatar di Gianluigi Raimondi 17 Ottobre 2019 | 10:00

L’accordo commerciale USA-Cina, Fase 1

Il governo degli Stati Uniti ha ottenuto ciò che voleva, ossia l’impegno all’acquisto dei prodotti agricoli per un valore compreso tra 40 e 50 miliardi di dollari e gli impegni per risolvere le questioni relative all’accesso all’industria finanziaria –aspetto che era stato preceduto da diversi annunci– e alla proprietà intellettuale. In cambio, gli Stati Uniti non proseguiranno con l’aumento dei dazi al 5% su 250 miliardi di dollari di esportazioni cinesi. Questa distensione della guerra commerciale dovrebbe continuare a un ritmo più lento, alimentata a goccia dal mercato azionario e dalle elezioni presidenziali americane. Vi saranno divergenze sostanziali sui diritti di proprietà intellettuale che rallenteranno i negoziati, ma siamo sulla strada giusta. Gli Stati Uniti hanno bisogno che la Cina attui la maggior parte dell’accordo, compresa l’applicazione di eventuali nuove leggi, il che significa che una regressione è improbabile.

Implicazioni

Questo sviluppo è molto positivo per l’azionario nel breve termine – afferma Sébastien Galy, macro strategist di Nordea AM – ma il mercato sottovaluta la volontà dell’amministrazione statunitense di fare marcia indietro sui dazi doganali. Gli Stati Uniti devono rilanciare l’economia americana prima delle elezioni e hanno per ora solo una leva limitata sulla Fed per attuare un allentamento più aggressivo”. Di conseguenza, “questo ci rende più ottimisti sulle azioni dei mercati emergenti, sulle azioni tedesche e svedesi e sui titoli growth statunitensi – prosegue Galy – detto ciò, le prospettive di guadagno e la ripresa nei due trimestri dovrebbero essere moderate. Continuiamo quindi a privilegiare portafogli ben diversificati e flessibili”.

L’allentamento della Banca di Corea

La Banca di Corea (BoK) ha tagliato i tassi principali di riferimento di 25 punti base questa settimana, portandosi all’1,25%, con altri 10 punti base di taglio attesi in pochi mesi. Con un’inflazione a -0,4%, è notevole come il mercato sia caratterizzato da una crescita debole (ad es. il settore dei microchip), da una guerra commerciale con il Giappone e probabilmente da due trimestri di crescita molto debole in Cina.

“Le probabilità sono che la BoK possa registrare un maggiore allentamento in futuro – fa notare Galy – accentuando la curva della struttura a termine dei tassi d’interesse e favorendo l’indice coreano Kospi. Più in generale, il mercato continua a sottostimare la portata del rallentamento economico in Cina ed è probabile che verrà sorpreso dal grado di allentamento delle banche centrali della regione in funzione dell’inflazione”.

Implicazioni

Le azioni dell’Asia Pacifico si sono dimostrate più “resistenti” rispetto all’indice S&P500 in quanto contengono meno azioni growth. Sono leggermente meno costose e dovrebbero beneficiare di un allentamento monetario più aggressivo. Detto questo, abbiamo ancora due trimestri difficili davanti a noi per la Cina. Ciò suggerisce che è necessario avere una certa pazienza, ma le prospettive per le azioni dell’Asia-Pacifico sono più costruttive, così come per il debito in valuta locale e in valuta forte” conclude Galy.

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