Mercati, dal ritorno della FOMO alla fine del rally

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Avatar di Stefano Fossati 12 Giugno 2020 | 18:30

A cura di Mark Dowding, Cio di BlueBay

Il rally degli asset rischiosi alimentato dalla liquidità sembra aver finito il carburante nell’ultima settimana, con i mercati che hanno registrato un’inversione rispetto ai massimi, poco dopo che l’S&P 500 aveva interamente recuperato le perdite da inizio anno.

Senza cadere nella tentazione di forzare un’interpretazione del movimento dei prezzi, una spiegazione semplice potrebbe essere questa: via via che i mercati sono cresciuti, l’onere della prova si è spostato da coloro che avevano una view più pessimistica a chi sosteneva che il recente rialzo dei mercati sarebbe continuato. In effetti, dopo un rally da record di 50 giorni per l’S&P 500, forse ciò non dovrebbe sorprendere.

Nel frattempo, il meeting della Fed di questa settimana non ha offerto molte informazioni in più rispetto a quanto precedentemente comunicato. Le autorità sono molto più caute rispetto a molti operatori di mercato nel parlare della rapidità della ripresa economica via via che l’impatto del Covid-19 e del lockdown viene meno. Di conseguenza, le previsioni economiche pessimistiche non dovrebbero sorprendere nessuno, a parte i sognatori che la scorsa settimana parlavano di come una ripresa a “V” fosse diventata una ripresa a “I” sulla scia dei dati sui payroll statisticamente anomali di venerdì scorso.

Tuttavia, in assenza di inflazione, la Fed e le altre banche centrali sembrano determinate a mantenere i tassi sui livelli attuali per molto tempo. Inoltre, cercheranno di ancorare i rendimenti e gli spread tramite acquisti di asset. Sebbene le novità non siano state abbastanza da innescare un ulteriore rialzo, la liquidità precedentemente annunciata continuerà a sostenere i mercati.

Il ritorno della FOMO

È evidente che nelle ultime settimane il rally degli asset rischiosi ha creato una rinnovata FOMO o “fear of missing out” (“paura di essere tagliati fuori”) negli investitori. Un’ottima prova di questo sviluppo è l’aumento temporaneo del 1500% in un solo giorno delle azioni di una società chiamata Fangdd Network. Sembrerebbe che chi stava inseguendo il rally dei titoli FAANG non si sia accorto che questa società opera invece nel settore immobiliare. Ciò è sintomatico di un mercato nel quale l’importanza attribuita a ricerca e analisi è stata sostituita dall’impulso di cavalcare ogni trend, perché non ci si può permettere di essere gli unici a rimanere tagliati fuori.

Ad ogni modo, quel che è certo è che i fattori tecnici del mercato non sono più sbilanciati come un paio di mesi fa. Di conseguenza, si è tentati di pensare che il recente rialzo in alcuni mercati possa essere sostituito da movimenti all’interno di un range fisso, specialmente se alcuni investitori, avendo recuperato le perdite precedenti, decidono che è il momento di ridurre un po’ l’esposizione per le prossime settimane.

Il difficile ritorno alla normalità

L’incertezza relativa alla traiettoria del Covid-19 e all’allentamento dei lockdown sembra destinata a proseguire per un certo tempo. Molti Paesi ora sembrano essere riusciti a controllare i contagi, ma restano timori comprensibili sul percorso necessario a normalizzare molti settori dell’economia.

Ad esempio, negli Usa le restrizioni sono state sollevate, nonostante il fatto che il tasso di contagio continui ad aumentare in certi Stati. Una gestione discutibile del virus, così come le proteste e la crescente tensione politica domestica, continuano a pesare sul dollaro Usa. Tuttavia, è difficile affermare con certezza che questo trend continuerà, perché non è ancora detto che il vantaggio degli Usa in termini di crescita rispetto all’Europa e a molti altri Paesi sia giunto alla fine.

Guardando altrove, il Regno Unito sembra in testa ai sondaggi su chi abbia gestito peggio l’epidemia. I decessi e i tassi di contagio stanno calando più lentamente rispetto al resto del continente. Nel frattempo, i tentativi di far uscire l’economia dal lockdown sono stati ostacolati dai piani fallimentari di riaprire le scuole e dalle recenti indicazioni secondo cui non è sicuro uscire senza mascherina, nonostante i contagi siano in calo, visto che era stato detto l’opposto all’apice della crisi. Di conseguenza, se le stime per la crescita nel 2020 in Paesi come Stati Uniti e Germania si mantengono attorno al -6,5%, con Italia e Spagna al -10,5%, il Regno Unito sembra destinato a sottoperformare, con le previsioni attorno al -12%.

Inoltre, percepiamo una rinnovata determinazione a fare passi avanti sul fronte Brexit, sotto la guida di un Dominic Cummings apparentemente invincibile e rinvigorito. Riteniamo improbabile un compromesso con l’Ue e ci aspettiamo invece una hard Brexit a fine anno. Abbiamo la sensazione che la situazione economica nel 2020 sarà comunque talmente negativa che Downing Street potrà giustificare qualsiasi notizia negativa legata a Brexit scaricando la colpa sull’impatto del virus.

In questo contesto, ci aspettiamo che la Bank of England adotterà nuovi allentamenti nei prossimi mesi. Tuttavia, riteniamo che il Comitato continuerà a favorire i programmi di acquisto piuttosto che rendere i tassi di interesse negativi. Detto ciò, riteniamo che le autorità non saranno scontente di un indebolimento della sterlina, per supportare la competitività britannica e incoraggiare la produzione domestica. Potrebbero anzi mirare a portare la sterlina vicino ai suoi minimi rispetto al dollaro e all’euro nei prossimi mesi.

Obbligazioni e azioni si muovono in tandem

La correlazione tra asset finanziari è rimasta molto elevata nelle ultime settimane. Gli spread su credito corporate e mercati emergenti continuano a tracciare l’andamento dell’azionario, anche se vale la pena notare che, nonostante il rally degli ultimi due mesi, gli spread investment grade restano più larghi di circa il 50-60% rispetto ai livelli di inizio 2020, in un momento in qui i titoli azionari (almeno negli Usa) hanno recuperato tutte le perdite.

Dato che le banche centrali da entrambi i lati dell’Atlantico stanno acquistando bond corporate investment grade, questo segmento potrebbe avere più margine di altri affinché gli spread vadano in rally nel momento in cui i timori sul lato dell’offerta inizieranno a scemare. Allo stesso modo, se il sentiment si inasprisse, questo segmento del mercato sarebbe quello a ricevere più supporto.

Di conseguenza, manteniamo una view moderatamente costruttiva verso il credito investment grade, anche se abbiamo progressivamente diminuito l’esposizione e venduto gli asset che stavano performando bene, in corrispondenza del rally di mercato delle ultime settimane. Manteniamo una posizione costruttiva anche verso la periferia europea, dove abbiamo continuato a passare dai titoli di Stato greci a quelli italiani.

Nell’aumentare l’esposizione ai Btp abbiamo anche allungato la duration. Dopo aver assistito a un incremento dei rendimenti dei Bund nelle ultime settimane, crediamo che sia probabile un ritracciamento, in quanto sarebbe prematuro che i trade reflazionistici portassero a un irripidimento sostenuto della curva dei rendimenti, in una fase in cui il flusso di notizie resta sfidante e la Bce continua a incrementare il proprio supporto a livello di politiche monetarie.

Guardando avanti

Prosegue l’incertezza nei confronti della direzione generale del mercato. La battaglia tra la liquidità delle banche centrali e la regressione dei fondamentali sembra destinata a continuare per diversi mesi. In questo contesto ci chiediamo se le notizie in arrivo tenderanno a essere più positive o più negative.

Non ci aspettiamo alcuno sviluppo sostanziale a livello di nuove politiche entro fine giugno e, di conseguenza, la maggiore incertezza riguarderà la traiettoria del Covid-19 e la riapertura delle economie dopo i lockdown.

Ad oggi qualche segnale di speranza l’abbiamo visto, ma c’è il rischio che ciò possa causare una certa compiacenza nei prossimi giorni. In Europa, riuscire con successo a rimuovere le limitazioni ai viaggi a partire dalla prossima settimana sarà particolarmente importante per le economie dell’Europa meridionale, data l’importanza del settore turistico. Restiamo comunque vigili e siamo consapevoli che la possibilità di una seconda ondata non può essere esclusa.

Nel frattempo, se i tassi di contagio negli Usa e in Gran Bretagna iniziassero a salire, in Paesi quindi dove in virus è ancora lontano dall’essere contenuto con successo, qualsiasi decisione per ripristinare le limitazioni dei lockdown avrebbe conseguenze economiche e sociali disastrose. Speriamo che ciò non accada. Tuttavia, il desiderio di procedere con cautela deve essere controbilanciato con il timore che gli esercizi non pienamente operativi entro ottobre probabilmente risulteranno compromessi e danneggiati almeno fino alla prossima primavera. Ciò potrebbe accelerare i piani per rimuovere le restrizioni e promuovere le riaperture, ma a costo di rischi maggiori.

Detto questo, per il momento l’umore sembra sollevato dai passi presi per il ritorno alla normalità. In un momento di elevata rabbia e risentimento verso l’establishment, la ripresa dello sport sarà la benvenuta e perlomeno costituirà una fonte di distrazione dall’abbattimento delle statue, anche se, in circostanze differenti, i tifosi di calcio una statua o due l’hanno fatta cadere…

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