Orcel, il futuro di Unicredit mira alle fusioni

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di Antonio Potenza 7 Maggio 2021 | 12:12

Unicredit chiude la prima giornata pubblica di Andrea Orcel con un solido +5% in borsa. Il nuovo amministratore delegato di Unicredit ha presentato i conti del primo trimestre 2021. Il titolo è salito  a quota 9,28 euro per i risultati superiori alle stime degli analisti che il giorno dell’incoronazione a nuovo ad stimavano il titolo appena 8 euro. In crescita anche l’utile netto contabile di 887 milioni e un utile sottostante di 883 milioni. Un anno fa aveva perso 2,7 miliardi per le svalutazioni sui crediti imposte dal Covid.

I numeri probabilmente sono ancora relativi al vecchio mandato di Mustier e di cui Orcel non si è correttamente attribuito la paternità. Tuttavia, servono da base per la ripartenza del gruppo. La strategia futura verrà esposta in un piano industriale annunciato per la seconda metà dell’anno. Si evince da Il Sole 24 Ore che il piano possa portare Unicredit «decisamente lontano da una fase di significative ristrutturazioni e riduzioni, per passare a una che fornisca rendimenti sostenibili al di sopra del costo del capitale per tutto il ciclo». Tra gli obiettivi risalta quello di rinvigorire il margine di interesse . Tra i punti chiave del piano Orcel: tecnologia, semplificazione, più spazio decisionale ai manager e leva sulla forza della rete.

Nella sua prima uscita da ceo, Orcel non si è sottratto al tema caldo delle fusioni. Il nuovo ad non guarda l’m&a come uno scopo in sè, ma come uno strumento: «lo vedo come un acceleratore e un potenziale miglioramento del nostro risultato strategico, laddove faccia i migliori interessi dei nostri azionisti ».

Per agevolare le fusioni il governo nel decreto Sostegni bi ha alzato la «dote» sotto forma di crediti fiscali da Dta. Questa manovra consentirà una più facile aggregazione di Mps, di cui il Tesoro deve liberarsi entro il 2022. Per Unicredit, Mps varrebbe circa 3,6-3,8 miliardi dai precedenti 2,5 miliardi. Ma dal punto di vista industriale per Orcel potrebbe avere più senso l’integrazione con Banco Bpm, che porterebbe ora circa 4 miliardi di Dta. Anche se le suggestioni di una mega-fusione a tre. Ma lungi dal voler passare come medine, Mps, Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin hanno già chiesto un incontro urgente al ministro dell’Economia, Daniele Franco.

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