Il petrolio torna a salire in scia all’indebolimento del dollaro e alla Russia

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di Finanza Operativa 4 Febbraio 2016 | 16:30

Nuovi rimbalzi per le quotazioni del petrolio, dopo il recente tentativo di flessione al di sotto dei 30 dollari al barile per il Wti quotato a New York, con i corsi che riescono a risalire oltre la soglia dei 33 dollari. Il movimento ascendente è stato favorito dalle notizie per una accordo tra sei membri dell’Opec e la Russia di incontrarsi per un meeting di emergenza sul tema calo delle quotazioni. Tra i favorevoli all’incontro oltre all’Iran, anche Oman, Iraq e il Venezuela che continua a sottolineare la necessità di ridurre l’output favorendo, così, una ripresa delle quotazioni. A favorire l’allungo è stato poi l’indebolimento del dollaro, tornato in area 1,12 nel cambio contro euro.

Intanto, tuttavia, continuano le revisioni al ribasso delle stime di prezzo per l’anno in corso e per il 2017, con Morgan Stanley che ha rivisto al ribasso le stime per le quotazioni del Brent a 30 dollari al barile per il 2016 e a 40 per il 2017, sottolineando come il calo della domanda verrà bilanciato non prima della seconda metà del 2017. Leggermente più ottimistica la National Australia Bank che vede un petrolio a 40 dollari per la fine del 2016 e a 50 dollari per la fine del 2017.

L’EIA ha poi riportato le scorte di petrolio settimanali, sottolineando che nell’ultima settimana le scorte di greggio sono aumentate di 7,8 milioni di barili a 502,71 barili risultando superiore alle attese pari a 4,8 milioni di barili. In rialzo anche le scorte di gasoline di 5,9 milioni di barili mentre calano di 777.000 barili quelle di distillati.

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