Dati macro discordanti impauriscono le Borse

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di Finanza Operativa 18 Agosto 2016 | 10:00

A cura di Wings Partners

Segnali discordanti dagli Stati Uniti che vedono indicazioni opposte tra loro sia sul fronte macroeconomico che nelle dichiarazioni dei membri della Fed. Dopo una serie di dati negativi è stato pubblicato ieri quello sulla produzione industriale di luglio, in ripresa inaspettata dello 0,7%, sopra allo 0,3% delle previsioni, che si contrappone ai risultati preliminari rilasciati ad inizio mese.

Discorso analogo per quanto riguarda l’inflazione che rallenta allo 0,8% (dall’1% di giugno), evidenziando però una risalita di alcune componenti che non può non destare preoccupazioni. Se si escludono i prezzi di cibo ed energia il CPI ha infatti mostrato una crescita del 2,2%, trainata da affitti e spese mediche che potrebbero avere risvolti negativi dal punto di vista sociale. Opposti tra loro anche i dati sull’immobiliare, con una salita dei nuovi cantieri edili del 2,1% mentre scendono i building permits dello 0,1%.

Il mercato guarda al risultato in ottica Fed e, quindi, una situazione incerta dovrebbe consentire la conferma dello status quo secondo molti operatori, con le probabilità di rialzo dei tassi che scendono ulteriormente, portando il cross euro-dollaro a ridosso di quota 1,1300 e il dollaro-yen temporaneamente sotto i 100, nel corso della sessione di ieri.

Proprio l’andamento della valuta nipponica è quella che gode di maggiori attenzioni, dato che quota 100 è vista come una soglia che potrebbe essere difesa dalla Bank of Japan, pronta ad aumentare gli stimoli monetari se necessario a prevenire il rafforzamento eccessivo della propria moneta.

In aiuto del dollaro sono arrivate però le dichiarazioni del Presidente della Fed di New York, William Dudley, che ha definito un rialzo dei tassi d’interesse statunitensi ancora possibile a settembre. Con un mercato del lavoro che rimane ben impostato e una crescita del secondo semestre attesa in miglioramento, mentre l’inflazione dovrebbe fare progressi nelle prossime rilevazioni quando sparirà l’effetto negativo del petrolio. Secondo Dudley i mercati stanno sottovalutando grandemente le necessità di azione della Banca Centrale e potrebbero dover aggiustare le proprie aspettative nelle prossime settimane.

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