Certificati, un bilancio del 2020 e i trend del 2021

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di Redazione 31 Dicembre 2020 | 12:28

Luca Comunian (nella foto), head of Marketing, Distribution Italy di BNP Paribas Corporate & Institutional Banking fa un bilancio di come è andato il mercato dei certificati d’investimento nel 2020 e delinea gli scenari all’orizzonte per questa categoria di prodotti, che sta riscuotendo sempre più interesse in Italia, anche tra I consulenti finanziari.

Mercato dei certificate nel 2020: come è andato? Quali sono stati i trend principali e gli strumenti più scambiati?

In un anno difficile come quello della pandemia, possiamo affermare che i certificate si sono dimostrati uno strumento resiliente, in grado di rappresentare un’alternativa di investimento che continua ad essere apprezzata dagli investitori. E questo è confermato anche dai dati di Acepi, secondo i quali, nonostante l’incognita Covid che ha condizionato le scelte d’investimento, al termine del terzo trimestre 2020 sono stati collocati sul mercato primario certificati per un ammontare pari a oltre 10 miliardi di euro. E per la fine dell’anno sono attesi collocamenti per un ammontare pari ad almeno 13 miliardi di euro: un numero inferiore alla cifra record raggiunta lo scorso anno, ma in linea con una crescita che prosegue ormai dal 2016. Per quanto il mercato secondario, sicuramente a farla da padrone tra i certificate di investimento sono i Cash Collect, che si sono confermati i prodotti più interessanti con una quota superiore al 50% del totale degli scambi. Questo anche grazie alla loro elevata flessibilità, in grado di renderli prodotti versatili ed in grado di generare rendimento anche condizioni di mercato complesse come nel corso del 2020.

Quali sono i fattori che stanno sostenendo lo scambio di certificati?

I motivi che stanno alla base del successo dei certificate sono vari: innanzitutto il fatto di avere un profilo di rischio/rendimento intermedio tra le obbligazioni e l’investimento azionario. Inoltre, in un momento come quello attuale caratterizzato da incertezza e volatilità, la possibilità di ottenere premi periodici – fissi o condizionati anche in caso di performance negative del sottostante – e la protezione del capitale condizionata grazie alla presenza della Barriera, rappresentano dei fattori di valore per l’investitore. Altri elementi che rendono i certificati degli strumenti appetibili, riguardano la possibilità di prendere esposizione ad una grande varietà di sottostanti e di ottimizzare il rapporto rischio / rendimento, il time-to-market molto rapido, che permette di cogliere i mutevoli trend di mercato, la loro elevata liquidità e, non da ultimo, il fatto che i certificati generano redditi diversi e permettono quindi il recupero delle minusvalenze e di eventuali perdite pregresse.

Quali saranno i trend per il prossimo anno e quale ruolo avrà la sostenibilità?

Difficile dire quali saranno i trend per il prossimo anno, data l’elevata incertezza che ancora permane sul mercato. Certamente la sostenibilità, nella più ampia accezione rappresentata dall’acronimo Esg, è uno dei temi più rilevanti sia a livello sociale sia nell’agenda politica ed economica. Come Bnp Paribas, siamo impegnati in numerose iniziative per la lotta al riscaldamento globale in linea con l’obiettivo di contenere l’aumento delle temperature entro i 2°C e sostenere la transizione energetica come stabilito dall’Accordo di Parigi. Siamo partner di ReforestAction, iniziativa internazionale contro la deforestazione che in Italia, per ogni 1.000 Euro investiti in certificati, Bnl-Bnp, pianta un nuovo albero in una delle aree boschive selezionate dal progetto. Da luglio 2019, sono già stati piantati oltre 380 mila alberi solo nel nostro paese. Collaboriamo anche con Telethon, a cui a dicembre devolviamo 30 centesimi di euro per ogni certificato acquistato: lo scorso anno abbiamo donato alla fondazione circa 384 mila euro per finanziare la ricerca riguardante la cura delle malattie genetiche rare. Sul versante dei prodotti, abbiamo definito una collaborazione con Vigeo Eiris, grazie alla quale abbiamo compiuto un passo concreto verso l’integrazione dei criteri Esg nell’asset class dei certificate, lanciando sul mercato nel corso degli ultimi due anni tre serie di Memory Cash Collect su sottostanti Esg selezionati utilizzando i rating forniti da Vigeo Eiris.

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