Verso la ripresa: dai vaccini segnali di uscita dalla pandemia?

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di Stefano Fossati 12 Febbraio 2021 | 18:30

“Secondo la Federal Reserve Usa, “l’andamento dell’economia dipenderà in larga misura dall’evoluzione della pandemia e quindi anche dall’avanzamento delle campagne vaccinali”. Non potremmo essere più d’accordo e monitoriamo con attenzione gli sviluppi sul fronte dei vaccini“. Lo afferma Greg Meier, Senior Economist Director di Allianz Global Investors. Di seguito la sua visione.

Prendiamo in considerazione due fattori che non ricevono un’attenzione sufficiente. Il primo è il netto calo delle ospedalizzazioni per coronavirus nelle aree in cui la distribuzione delle dosi di vaccino è avvenuta più rapidamente. I dati da Israele – dove il 65% dei cittadini over 60 è già stato vaccinato – mostrano una flessione del 26% dei ricoveri per forme gravi di Covid-19 in questa fascia d’età dal 19 gennaio in avanti. A tale calo si contrappone un aumento del 13% nella fascia d’età 40-59 anni (in cui meno del 30% degli individui ha ricevuto la seconda dose).

Il caso di Israele è indicativo di quanto potrebbe accadere in futuro: è verosimile una significativa diminuzione del “rischio per la collettività” misurabile nelle settimane a venire. Ovviamente in molte aree, tra cui l’Unione Europea, anche solo ricevere le dosi è un problema. D’altro canto negli Usa ci attendiamo un’impennata delle somministrazioni della seconda dose di vaccino, dall’attuale 3% della popolazione al 35% circa entro fine aprile (cfr. grafico della settimana). Un ulteriore 20% di americani potrebbe possedere gli anticorpi per aver contratto l’infezione in precedenza. In totale quindi si raggiungerebbe un’immunità complessiva del 55% in 12 settimane circa. Sarebbe un grande passo avanti.

Il secondo fattore si ricollega all’attenzione dei media per l’efficacia dei vaccini che generalmente, per i vaccini approvati dai governi, va dal 60% al 95%. Tuttavia, la Covid-19 si differenzia dall’influenza stagionale per l’elevato numero di ospedalizzazioni e/o morti. Certo, i tassi di efficacia sono importanti, ma a nostro parere si dovrebbe porre maggiore enfasi sul fatto che tra i volontari reclutati per i trial di Pfizer-BioNTech, Moderna, Johnson & Johnson, AstraZeneca e Novavax non si sono registrati né ricoveri né decessi. Se l’obiettivo è rendere la Covid pericolosa tanto quanto una malattia pre-pandemica ordinaria, si potrebbe affermare che tutti i vaccini delle grandi società farmaceutiche sono “efficaci” al 100%?

Tralasciando le varianti del virus, se consideriamo l’esperienza di immunizzazione di Israele e la nuova definizione di “efficacia” dell’iniezione, ben presto nei Paesi che hanno accesso ai vaccini la situazione potrebbe essere ben diversa, un’evoluzione che avrebbe un impatto significativo su crescita e mercati nel breve periodo.

La settimana prossima

Nei prossimi giorni sono attesi diversi dati e in alcuni Paesi si terranno delle festività nazionali. In Asia, ad esempio, lunedì e mercoledì i mercati cinesi saranno chiusi in occasione delle celebrazioni per il Capodanno lunare e per tutta la settimana non è prevista la pubblicazione di alcun parametro economico rilevante. In Giappone invece non ci saranno chiusure e lunedì conosceremo il dato preliminare sulla crescita nel quarto trimestre. Le stime di consensus indicano una decelerazione dal 5,3% nel terzo trimestre all’1,3% nel quarto. Sempre in Giappone avremo informazioni sulla crescita di esportazioni e importazioni (mercoledì) e sul Cpi (venerdì). L’inflazione nipponica appare in fase di consolidamento: le stime suggeriscono un rialzo dal -1,2% in dicembre al -1,0% in gennaio.

In Europa gli occhi saranno puntati sulla Germania, dove saranno pubblicati il report Zew sulla situazione economica (martedì) e il Pmi dei servizi (venerdì). Secondo le previsioni entrambi gli indicatori dovrebbero evidenziare un indebolimento. Più in generale, potremmo venire a conoscenza di un aumento della disoccupazione in Francia (lunedì) e di una riduzione dell’inflazione dei prezzi al consumo in Francia e Italia (rispettivamente giovedì e venerdì).

Negli Usa lunedì i mercati saranno chiusi per il Presidents’ Day, ma non escludiamo la pubblicazione di nuove informazioni circa il piano per la ripresa da 1.900 miliardi di dollari voluto dal Presidente Biden. Ci aspettiamo che i Democratici riescano a far approvare un pacchetto da circa 1.500 miliardi di dollari con un appoggio modesto o nullo da parte dei Repubblicani entro metà marzo, quando scadranno i sussidi di disoccupazione supplementari. Quanto ai dati, la prossima settimana l’attenzione sarà catalizzata da vendite al dettaglio e produzione industriale (mercoledì), richieste di sussidi di disoccupazione e aperture di nuovi cantieri residenziali (giovedì) e Pmi manifatturiero e dei servizi (venerdì).

Il contesto tecnico

Guardiamo con favore al recente raffreddamento dei mercati azionari che contribuisce a mitigare la situazione di ipercomprato e pone le basi per un rialzo più sostenibile. Da un punto di vista tematico, il contesto reflazionistico di cui abbiamo parlato per diversi mesi si conferma favorevole e, insieme ai flussi degli asset, rappresenta il principale sostegno per ulteriori rialzi del mercato azionario.

Al contempo, il rincaro delle commodity e le maggiori attese d’inflazione dovrebbero comportare un rialzo dei rendimenti obbligazionari. Di recente il tasso dei Treasury Usa a 10 anni è rimasto stabile attorno all’1,15%, ma crediamo ci sia il potenziale per un incremento all’1,40% in presenza di una ricalibrazione delle attese economiche, sulla scia di un miglioramento delle prospettive a seguito di stimoli fiscali e distribuzione dei vaccini.

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