Difficile trovare un catalizzatore che spinga Wall Street a nuovi massimi

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 13 Aprile 2016 | 17:00

L’inizio del secondo trimestre è stato caratterizzato da prese di profitto sui mercati degli asset rischiosi, dopo un primo trimestre ricco di eventi e di volatilità nel quale il reddito fisso governativo ha sovraperformato le altre asset class, il credito ha sovraperformato l’equity, gli asset dei Paesi Emergenti hanno sovraperformato quelli dei Paesi Sviluppati e la Borsa USA ha sovraperformato quelle europee.

Nel frattempo i timori per un collasso dell’attività economica cinese sono sostanzialmente usciti dai radar degli investitori, la probabilità di recessione negli USA nel 2016 si è ridimensionata sotto il 30%, in linea con l’attuale posizione dell’economia americana nel ciclo economico, i prezzi delle materie prime sembrano aver definito dei range sostenibili (per quanto bassi, come nel caso del petrolio), la linea di politica monetaria è virata in senso decisamente espansivo presso le principali Banche Centrali ed i timori sulla solidità del sistema bancario europeo fanno fatica a recedere (anche per errori di policy dei regolatori).

Nelle settimane povere di dati macroeconomici rilevanti, la Borsa USA è statisticamente più debole; il flusso di dati sull’attività economica non è stato di supporto, con il rialzo dell’ISM Non Manifatturiero (che conferma un trend globale di recupero degli indicatori di fiducia delle imprese in marzo) che si è scontrato con le sorprese negative su indicatori reali come gli ordini di beni durevoli, la bilancia commerciale e le scorte all’ingrosso che hanno determinato revisioni al ribasso delle stime di crescita del PIL nel 1Q 2016 nuovamente verso l’1% (che peraltro seguono le revisioni al rialzo per il 4Q 2015).

Le minute del FOMC non hanno fornito nuovi punti di vista sulla conduzione della politica monetaria, dopo che negli ultimi giorni la Governatrice Yellen ha ribadito la linea “dovish” della Fed. Il flusso di dati macroeconomici USA rimane comunque al centro dell’attenzione: se l’attività economia USA si mantiene stabile e l’aspettativa della Fed di due rialzi dei tassi per il 2016 è affidabile, con il primo che arriverà verosimilmente in giugno, nel FOMC del 27 aprile la Fed potrebbe cercare di spingere le aspettative dei mercati (che ora scontano solo un rialzo per l’anno) verso la sua previsione. Nel frattempo continuiamo a faticare a vedere il catalizzatore per la Borsa USA per rompere i massimi al rialzo, con la stagione delle trimestrali appena iniziata che dovrebbe confermare un quadro sottotono per i profitti aziendali.

Le Borse europee hanno ampiamente sottoperformato fino a metà della scorsa settimana sulla base del continuo peggioramento del flusso di notizie a livello politico (tra Grecia, Brexit e crisi dei rifugiati) e soprattutto dello stress che si propaga dal sistema bancario italiano, a causa dell’incertezza sull’atteggiamento dei regolatori e sulla riuscita degli imminenti aumenti di capitale. La continua discesa delle quotazioni azionarie delle banche italiane dopo l’imposizione da parte della BCE dell’aumento di capitale al Banco Popolare per autorizzare la fusione con la Banca Popolare di Milano ha indotto il Governo italiano ad intervenire, organizzando in pochi giorni un fondo d’investimento da 5 miliardi Euro, finanziato solo con quota minoritaria dalla Cassa Depositi e Prestiti che dovrebbe comprare i portafogli di non performing loans delle banche e sostenere gli aumenti di capitale imminenti. L’annuncio ha determinato un rally di sollievo del settore bancario e della Borsa italiana in particolare, ma la volatilità è destinata a rimanere elevata in vista del primo test per la sua applicazione: l’aumento della Banca Popolare di Vicenza.

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