C’era una volta la ripresa in America

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di Finanza Operativa 15 Settembre 2016 | 17:00

A cura di Morningstar

Contrordine investitori. L’economia americana non né più quella locomotiva sparata a tutta velocità che tutti pensavano. A sottolineare i giri a vuoto che in alcune occasioni fanno gli Usa sono stati i dati relativi all’occupazione di agosto: 151mila nuovi posti di lavoro, con un tasso di disoccupazione rimasto invariato al 4,9%. Le previsioni degli analisti erano per la creazione di 180mila nuovi posti e una discesa di 0,1 punti, al 4,8%, del tasso di disoccupazione. A questo va aggiunto il rallentamento, che ormai va avanti da qualche tempo di alcuni settori che normalmente guidano la crescita americana: auto, linee aeree e produzione di petrolio (anche shale).

I fondi soffrono
Il peggioramento dello stato di salute dell’economia yankee non è stato una sorpresa per i fondi di investimento. Quelli raccolti nelle diverse categorie Morningstar EMEA dedicate agli Usa nell’ultimo mese (fino al 13 settembre e calcolate in euro) hanno perso circa il 2% (e poco di più in dollari)

Per quanto riguarda l’andamento dei singoli prodotti venduti in Italia, fra gli azionari Usa large cap blend si è distinto UBI SICAV USA Eq R Acc che, nel periodo ha contenuto la perdita allo 0,40%. Fra i Large cap Growth il premio per la resilienza va a Ubi Pramerica Azioni Usa (-0,67%). Tra i value ha tenuto bene Amundi Funds Equity US Relative Value FU-C Class (-0,28%). Con le mid cap si entra in territorio positivo (almeno per un paio di strumenti). Il migliore in questo senso con un rotondo +1%, è stato UOB US Equity Fund. La pattuglia più numerosa di prodotti con performance positiva si trova fra gli small cap, guidati da Goldman Sachs US Small Cap CORE Equity Base A Close Inc che ha sfiorato il +1%.

I problemi di agosto
Va detto che, solitamente, i dati macro di agosto sono i peggiori dell’anno. Questa volta, però, a complicare le cose c’è un calo delle ore di lavoro (con conseguente effetto sui salari). “Tutti questi elementi, messi insieme dipingono un quadro oscuro per la congiuntura americana. Soprattutto se non verrà fatto qualcosa per invertire la tendenza”, spiega Robert Johnson, responsabile della ricerca economica di Morningstar (vedi sotto il grafico delle ore lavorate rispetto all’andamento dell’occupazione).

Dal 2011 la ripresa del mercato del lavoro è stata piuttosto stabile. Le aziende, nel frattempo hanno aggiustato (aumentandoli o diminuendoli) gli orari settimanali degli impiegati per far fronte alle esigenze create da fattori come il gli eventi meteo, gli scioperi e i movimenti dell’economia. “Negli ultimi tempi, tuttavia, gli orari di lavoro sono diminuiti progressivamente, a prescindere dalle condizioni con cui le industrie avevano a che fare”, spiega Johnson.

Radar sulla Fed
La palla, a questo punto passa alla Federal Reserve che la rilancerà in base a quelle che saranno le sue scelte di politica monetaria dalle quali si capirà qual è il reale stato dell’economia e come intende procedere. Il governatore Janet Yellen ha fatto capire che ogni riunione, da qui alla fine dell’anno, potrebbe essere utile per proseguire nel processo di normalizzazione della politica monetaria. Nel frattempo si succedono le dichiarazioni dei diversi membri del Fomc (il braccio operativo della Banca centrale Usa) che alternano dichiarazioni pro stretta o a favore dello status quo. Non si tratta di indisciplina da parte dei banchieri, ma di una strategia per vedere come reagiscono i mercati alle diverse ipotesi sul tavolo. Il problema è che, a volte, fanno sudare freddo gli investitori. “La volontà della Fed di testare il mercato potrebbe causare un aumento della volatilità per tutte le asset class nel breve periodo”, spiega un report firmato da Philippe Ferreira, Senior strategist di Lyxor. “Tuttavia, le mosse della Fed dipendono dall’andamento dei dati. Continuiamo a ritenere improbabile che la Fed aumenti i tassi di interesse in occasione della riunione del Fomc del 21 settembre”.

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