Gurzal (La Française Am): “Perché puntare sui bond subordinati”

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di Andrea Telara 24 Febbraio 2017 | 11:43
Il gestore del fondo La Française Sub Debt Fund spiega le sue strategie di investimento e le opportunità offerte oggi dai titoli perpetuals emessi soprattutto nel settore bancario.

Altro che azioni, titoli di stato e obbligazioni high yield. Per Paul Gurzal (nella foto)Portugal avec Tania, fund manager di La Française Am, c’è una categoria di strumenti finanziari che oggi ha buone chance di regalare qualche soddisfazione in più gli investitori. Si tratta dei bond subordinati, cioè i titoli obbligazionari emessi per lo più nel settore bancario (ma anche nel mondo assicurativo o nel comparto industriale) che godono di minori garanzie di rimborso rispetto ai bond ordinari, in caso di fallimento dell’emittente. Gurzal dirige le strategie del fondo La Française Sub Debt Fund, un prodotto obbligazionario specializzato proprio nei bond subordinati emessi sul mercato europeo. “Il fondo ha una dimensione di circa 600 milioni di euro, ha un portafoglio composto da una 70ina di titoli ed è il prodotto che in Europa ha il più lungo track-record nel segmento del debito subordinato”, dice Gurzal. Il gestore ricorda infatti che La Française Sub Debt Fund è nato nel 2008 e ha guadagnato complessivamente oltre il 57% negli ultimi 5 anni.

 

Per Gurzal, oggi ci sono molte buone ragioni per posizionarsi sul segmento dei titoli subordinati. “Innanzitutto”, spiega “il rendimento dei bond in cui investiamo è molto interessante, in media attorno al 5,5% annuo, contro meno del 4% offerto invece dagli high yield (le obbligazioni ad alto rendimento che hanno un rating inferiore all’investment grade, la tripla B.-ndr). Proprio nel confronto con i titoli high yield, secondo il gestore, si scoprono molte delle qualità che hanno oggi contraddistinguono i bond subordinati, purché ovviamente vengano acquistati costruendosi un portafoglio ben diversificato. “Anche se offrono rendimenti superiori rispetto agli high yield”, dice ancora Gurzal, “i subordinati hanno un livello di rischio inferiore”. Attualmente, infatti, è molto più probabile che vi siano problemi di solvibilità per un emittente di obbligazioni ad alto rendimento con un rating basso, che non per una grande banca europea che ha collocato dei titoli subordinati con un merito di credito molto spesso superiore alla tripla B . Non va dimenticato, poi, lo scenario macro che oggi si profila all’orizzonte dove i problemi di molti istituti creditizi del Vecchio Continente, in primis quelli italiani, che sembrano ormai in via di graduale risoluzione. Inoltre una prospettiva di ripresa dell’inflazione e dei tassi d’interesse può portare al settore bancario nuove fonti di ricavi. Proprio in titoli subordinati delle grandi banche europee come UniCredit, Intesa Sanpaolo, Credit Agricole, Societe Generale o Bnp Paribas sono presenti in forze nel portafoglio La Française Sub Debt Fund, affiancati però anche obbligazioni di emittenti assicurativi o non finanziari come il gruppo energetico Edf. Si tratta quasi sempre di titoli perpetuals, cioè che non hanno una scadenza ma che liquidano una cedola ogni anno e possono essere rimborsati dall’emittente o trasformati all’occorrenza in azioni, come nel caso dei Coco bond (Convertible Contingent Bond) emessi in grande quantità nel settore bancario. Secondo l’asset manager di La Française, un fondo come quello da lui gestito ha le qualità per trovare uno spazio significativo nell’asset allocation ben equilibrata costruita da un consulente finanziario per i suoi clienti, con quote che possono arrivare anche al 10%.

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