Le banche centrali gettano le basi per un ritorno dell’oro a bene rifugio

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di Stefano Fossati 21 Aprile 2020 | 12:30

A cura di Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di Union Bancaire Privée (Ubp)

Con l’impegno a adottare misure straordinarie per espandere il proprio bilancio a sostegno dell’economia statunitense, la Fed si è unita alla Bce e alla Banca del Giappone nell’assumere un approccio “whatever it takes” per supportare le rispettive economie. Gli sforzi compiuti dalla Federal Reserve nel 2008-2009 per salvare l’economia globale attraverso una triplicazione delle dimensioni del proprio bilancio portarono a una triplicazione dei prezzi dell’oro rispetto ai minimi del 2008 e ci aspettiamo che anche questa volta il metallo giallo sarà probabilmente il principale beneficiario della politica di allentamento della banca centrale non solo nei prossimi mesi, ma anche negli anni a venire.

Infatti, proprio come accadde nel 2008-2009, gli investitori in oro hanno di recente dubitato dello status di bene rifugio del metallo giallo, dal momento che aveva perso quasi il 15% al culmine del sell-off dei risk asset di marzo. Sia nel 2008-09 sia nel 2020, questi sell-off temporanei sono stati causati dalle posizioni a leva detenute sui mercati dei futures e delle opzioni che sono state liberate a causa della riduzione di liquidità e poiché le margin call nelle altre asset class avevano costretto alla liquidazione forzata di quelle posizioni che conservavano ancora valore, come appunto l’oro. Con questa situazione sostanzialmente alle nostre spalle, ci aspettiamo di vedere una sfida al prezzo record di 1.920 dollari l’oncia.

Poiché lo shock della domanda a causa del Covid-19 è servito a deprimere le attese di inflazione in tutto il mondo, gli investitori dovrebbero aspettarsi che i tassi di interesse restino sotto pressione anche dopo l’inizio della ripresa. Con l’ammontare elevato di debito nell’economia globale anche prima della crisi del coronavirus del 2020, combinato alle migliaia di miliardi di dollari impegnati solo nelle ultime settimane, prevediamo che i tassi di interesse reali negativi – aggiustati per l’inflazione – saranno una caratteristica dei mercati anche in futuro. Ciò faciliterà un graduale deleveraging dei bilanci già messi eccessivamente alla prova in tutto il mondo.

Da un punto di vista storico, il calo dei tassi d’interesse corretti per l’inflazione offre un contesto favorevole per l’oro. In un tale scenario, i tassi d’interesse nominali negativi nell’area euro e in Svizzera, uniti alla pressione sui bilanci delle banche, dovrebbero aumentare le spinte affinché questi tassi negativi vengano trasmessi ai depositanti, aumentando così l’attrattiva dell’oro come riserva di valore nel continente.

Guardando avanti, se la crisi di Covid-19 dovesse aggravarsi o se si presentasse un ulteriore shock economico, le recenti azioni della Banca d’Inghilterra fornirebbero un’idea di come potrebbe essere il prossimo round di azioni volte stabilizzare l’economia globale.

Il 9 aprile il Dipartimento del tesoro britannico e la Banca d’Inghilterra hanno annunciato l’estensione “indefinita” del conto governativo presso la Bank of England come una fonte di liquidità aggiuntiva mentre il governo cercava di fornire sostegno all’economia del Regno Unito. Si tratta in sostanza di una linea di credito di dimensioni moderate, attorno alle 370 milioni di sterline. Tuttavia, in tempi di stress come nel 2008-2009, è cresciuta fino a raggiungere 18 miliardi di sterline. La Banca d’Inghilterra, visto lo scenario attuale, ha ora accettato di fornire al Tesoro britannico una linea di credito illimitata. In poche parole, in caso di necessità, il Tesoro britannico potrebbe bypassare i mercati dei titoli di Stato e reperire una quantità sostanziale di finanziamenti per le sue spese fiscali direttamente dalla Banca d’Inghilterra. Se tali misure dovessero diventare all’ordine del giorno tra le banche centrali di tutto il mondo, in caso di un ulteriore shock per l’economia globale, ci aspettiamo di vedere l’oro emergere ancora una volta come beneficiario primario.

Con le banche centrali che si coordinano sempre più con le loro controparti fiscali per sovvenzionare i pacchetti di assistenza economica, ci aspettiamo per il futuro che l’oro diventi sempre più un’importante riserva di valore nei portafogli di investimento, un ruolo precedentemente ricoperto dai titoli di Stato high-quality. Con molti di questi bond che al momento hanno un rendimento prossimo o inferiore allo zero, una posizione di ben il 5-10% in oro dovrebbe essere una parte significativa di un più ampio portafoglio di asset risk off.

Tuttavia, è nostro parere che gli investitori dovrebbero concentrarsi sempre di più non solo sulla quantità di oro che detengono nei portafogli, ma anche sulla forma in cui lo detengono. C’è bisogno di cautela data la proliferazione di strumenti finanziari che sembrano essere garantiti da o che imitano l’oro fisico (come Etf leveraged, certificati in oro o obbligazioni con garanzia in oro) perché tali sostituti sintetici possono in definitiva rappresentare, in alcuni casi, crediti non garantiti sul metallo giallo. Di conseguenza, gli investitori dovrebbero concentrarsi sull’oro fisico sottostante per essere certi che il ruolo di riserva di valore sia mantenuto.

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