Tassi e tasse: cosa attendersi da qui in avanti

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di Private 3 Novembre 2022 | 06:56

di Marcello Gualtieri

 

Nel 2021 il tasso medio dei titoli di Stato all’emissione è stato dello 0,1%. In queste condizioni l’Italia ha speso per interessi passivi sul debito 62,8 miliardi, pari al 3,5% del Pil. Osservato dal lato della spesa pubblica, questo dato è vicino a tutto l’importo speso in istruzione: dalle scuole materne all’Università.  Osservato dal lato delle entrate, l’importo è pari al doppio dell’intero gettito derivante dall’imposta sul reddito delle società (Ires). Usando un altro parametro, si può dire che è pari a più del triplo della somma del gettito di Imu più Tasi; oppure si può dire che è pari a un terzo dell’intero gettito dell’Irpef, e così via.

 

Vola il BTp decennale

Quel tasso di interesse medio al momento dell’emissione dei titoli di Stato che a dicembre 2021 era dello 0,1%, nell’estate era già salito al 0,91%. Moltiplicato per 9.

Al momento di licenziare per le stampe questo numero di PRIVATE, il rendimento del BTp decennale è giunto al 4,2%. Per trovare un livello simile, bisogna ritornare indietro al 2013. Allora il tasso scaturiva da un peggioramento dello spread tra il BTp e il Bund tedesco. Oggi, lo spread dell’Italia si muove parallelamente allo spread degli altri Paesi ad alta fragilità finanziaria: il rialzo dei rendimenti e dei tassi è dunque generalizzato, e, come noto è l’inevitabile conseguenza del ritorno dell’inflazione e delle conseguenti mosse delle Banche Centrali.

 

L’illusione di ridurre le imposte

Come si può in questo panorama parlare di riduzione della pressione fiscale? E’ un puro miraggio. L’inflazione erode il valore reale del debito pubblico, ma spinge pesantemente la spesa pubblica in interessi, proprio nel momento in cui la buona, anzi ottima ripresa del Pil post-Covid, è stata azzoppata dalla  guerra e dalla crisi energetica.

Ma non è ancora tutto. Bisogna aggiungere che ancora oggi i tassi di interesse reali – cioè depurati dall’inflazione – sono ampiamente negativi; quindi, la tendenza al rialzo dei tassi non appare dare alcun segnale di inversione di tendenza o anche solo di rallentamento della crescita. E’ il momento del sangue freddo e della decisioni lucide per investitori e decisori politici.

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