Negozi monomarca, cambiare per sopravvivere

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di Luca Spoldi 26 Maggio 2020 | 17:58

Commercio al dettaglio post coronavirus

E’ da domanda che molti imprenditori si fanno in questo momento: vale la pena investire ancora in un negozio monomarca (in particolare, ma non solo, di abbigliamento), dopo la crisi causata dal Covid-19 e viste le prospettive di possibili nuove ondate in autunno, quando ancora difficilmente saranno disponibili vaccini e terapie efficaci per tutti? Sì, purché a certe condizioni, secondo David Pambianco, Ceo dell’omonima società fondata a Milano dal padre Carlo (tuttora presidente) nel 1977.

Prodotti da ammirare e scegliere, più che provare

Il negozio monomarca appare infatti destinato a cambiare missione: da semplice punto vendita ad “hub” stragegico del marchio, in cui il consumatore potrà ammirare le nuove collezioni senza necessariamente provare fisicamente ogni capo, perché assistito dalla tecnologia che già ora è disponibile per realizzare soluzioni ad hoc. Scanner che in tempo reale rilevino la taglia dei clienti, varianti di colori e materiali mostrate attraverso laptop e tablet, consegna dei beni acquisti online anche tramite sportelli su strada ad elevata automazione, aperti h24.

Riequilibrio di spazi e costi sul modello Ikea

Sono alcune delle ipotesi suggerite da Pambianco che per ora ritiene prematuro cercare di prevedere l’evoluzione del canale wholesale, che pure per la stragrande maggioranza di marchi d’abbigliamento è tuttora il canale di vendita prevalente. Gli store monomarca appaiono invece più decisamente indirizzati verso un futuro in cui alla funzione di punto di vendita/consegna del capo si affiancherà quella di show room, con un riequilibrio delle superfici a vantaggio del magazzino (un poco sul modello Ikea, ndr) e del personale (e relativi costi).

Sempre più pagamenti digitali

Una soluzione che verterà su sistemi cachierless (senza cassieri), dove sarà possibile addebitare gli acquisti in automatico tramite pagamenti digitali su carta di credito/debito o tramite smartphone, azzerando o comunque fortemente riducendo l’uso del contante. Tutte tecnologie già in sperimentazione da anni ma finora percepite e utilizzate poco più che come gadget e dalle quali potrebbe invece dipendere in futuro la sopravvivenza di una parte importante del commercio al dettaglio.

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