Fine della ripresa economica cinese

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di Stefano Fossati 15 Ottobre 2020 | 14:30

La forte ripresa economica evidenziata dalla Cina negli ultimi 4 mesi, secondo i dati macroeconomici resi noti questa mattina dal National Bureau of Statistics, ha segnalato un’interruzione che sottolinea come anche il colosso economico asiatico debba ancora affrontare numerose sfide, prima di uscire completamente dalla crisi scaturita dal coronavirus. I prezzi di fabbrica cinesi sono infatti calati a un ritmo più rapido del previsto, durante il mese di settembre, e l’inflazione è rallentata al livello più debole degli ultimi 19 mesi.

La seconda economia più grande del mondo ha quindi registrato la prima interruzione dall’inizio della ripresa dai blocchi economici provocati dal coronavirus, con il calo dei prezzi alla produzione che potrebbe anche riaccendere le preoccupazioni tra gli investitori, in quanto l’indice (Ppi) viene visto come un indicatore importante della domanda industriale. Nel dettaglio, il Ppi ha segnalato un calo del 2,1% a settembre, rispetto lo stesso periodo dello scorso anno, rispetto le attese poste a favore di una contrazione dell’1,8%, e il dato relativo al mese precedente attestatosi al -2%. Su base mensile infatti l’indice dei prezzi alla produzione ha registrato il secondo incremento consecutivo, aumentando dello 0,1% tra agosto e settembre, dopo lo 0,3% registrato tra luglio e agosto. Al contrario, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dell’1,7% a settembre su base annua, ma anch’esso rappresenta comunque l’incremento più lento da febbraio 2019.

Il dato migliore atteso in Cina è quello relativo al Prodotto Interno Lordo, che sarà reso noto lunedì, con le aspettative degli analisti poste a favore di un aumento del 5,2% per il terzo trimestre del 2020, dopo il +3,2% registrato nel secondo trimestre, sostenuto principalmente dagli stimoli economici emanati dal governo.

Ripresa economica a rischio in Europa

Sul fronte sanitario, i continui aumenti dei numeri relativi ai contagi giornalieri da coronavirus, e i conseguenti ricoveri in terapia intensiva in Europa, hanno forzato ulteriori misure restrittive nelle principali città dell’Unione Europea, sempre più in direzione di stringenti restrizioni sociali. A Parigi, infatti, i responsabili politici e sanitari hanno ufficializzato un “lockdown “parziale”, in atto dalle 21 alle 6, mentre l’Irlanda del Nord, oltre che vietare le visite familiari e tutte le attività non essenziali, ha imposto nuovamente la chiusura delle scuole, dei bar e dei ristornati. Altrove, la Germania e l’Italia hanno momentaneamente deciso di adottare misure meno restrittive, esortando i cittadini a rispettare le norme di distanziamento sociale e di igiene, chiudendo i locali solamente dopo la mezzanotte, mentre il sindaco di Londra, Sadiq Khan, sta valutando la possibilità di vietare le visite al chiuso, anche tra parentele che non vivono nella stessa casa.

A cura di Wings Partners Sim

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