Investimenti, politica monetaria e curva dei rendimenti: i nodi presto al pettine

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di Redazione 13 Gennaio 2022 | 13:01

Il sostegno offerto dalla politica monetaria è destinato a diminuire nel 2022. Edward Al-Hussainy, analista senior tassi e valute di Columbia Threadneedle Investments esamina di seguito le implicazioni di questo sviluppo per i tassi e la curva dei rendimenti.

Tre rialzi nel 2022?

Alla riunione di dicembre, la Fed ha lasciato invariati i tassi di riferimento in prossimità dello zero, segnalando al contempo l’intenzione di effettuare anche tre rialzi nel 2022 per combattere l’inflazione. Le autorità monetarie hanno inoltre annunciato un’accelerazione del tapering che farà sì che il programma di acquisto di attivi terminerà come previsto entro fine marzo. Una volta concluso il tapering, la Fed prevede che comincerà ad alzare i tassi, effettuando tre ulteriori rialzi nel 2023 e altri due nel 2024. Questi interventi porterebbero il tasso sui Fed Fund in prossimità del livello neutrale del 2,50%, che corrisponde a una politica monetaria né accomodante né restrittiva.

Non si escludono sorprese, quindi è bene non assumere posizioni consistenti sugli attivi a lunga scadenza

La direzione dei rendimenti dei Treasury a lungo termine dipende dal modo in cui la Fed risponde all’inflazione attuale. La Fed sta accelerando il ritmo di drenaggio della liquidità giacché l’inflazione ha registrato un’intensificazione, il che potrebbe spingere verso l’alto i rendimenti decennali. La banca centrale deve tuttavia fare attenzione a non agire troppo aggressivamente perché così facendo potrebbe mettere a repentaglio la ripresa economica e causare una recessione. Riteniamo che l’approccio migliore sia quello di rimanere flessibili e pronti a modificare la duration nel corso dell’anno.

I tassi sono risaliti dai minimi dell’era Covid, ma è difficile che raggiungano i massimi pre-pandemia

Fonte: Bloomberg, dicembre 2021.

Le tradizionali coperture dall’inflazione sono costose

Molte delle tradizionali coperture dall’inflazione, comprese le materie prime e i Treasury Inflation-Protected Securities (TIPS), sono onerose e incorporano tassi d’interesse reali negativi. Un metodo alternativo per proteggere i portafogli dal rischio d’inflazione è mantenere un assetto difensivo sulla duration e un approccio attivo sul fronte delle esposizioni obbligazionarie incentrate sulle commodity.

L’inasprimento delle condizioni finanziarie crea i presupposti per una maggiore volatilità

Ora che la Fed ha cominciato a ridurre la liquidità immessa nel sistema finanziario, si assisterà a un inasprimento delle condizioni finanziarie, vale a dire un allargamento degli spread creditizi e un aumento della volatilità. Di conseguenza, gli attivi rischiosi diventano più vulnerabili agli shock. Per trovare vincitori e perdenti all’aumentare dei tassi, è necessario porre maggiore enfasi su una ricerca che possa distinguere tra i due.

Ripensare il ruolo dei Treasury USA nell’asset allocation

Ci dirigiamo verso un contesto in cui gli attivi rischiosi – come il debito emergente e i titoli high yield – sono sia più costosi che più vulnerabili. In questo scenario diventa essenziale selezionare le obbligazioni giuste attraverso la ricerca sul credito. Inoltre, un’allocazione in Treasury USA, nonostante i rendimenti estremamente bassi, può fornire un elemento di protezione contro un potenziale aumento del rischio azionario e di credito.

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