Reddito fisso: perché non conviene ancora investire in Bot e Ctz

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di Luca Spoldi 27 Dicembre 2017 | 12:50

Rendimenti in ulteriore calo sui Bot a 6 mesi

Complice l’esigenza di “parcheggiare” la liquidità di fine anno, anche l’ultima asta di titoli di stato a breve-medio termine del 2017 si conclude con un risultato eccellente per il Tesoro italiano, ma molto meno eccitante per gli investitori. Secondo quanto ha segnalato Banca d’Italia in una nota, infatti, i Bot a 6 mesi, emessi per 6,5 miliardi a fronte di oltre 9,3 miliardi richiesti, pagheranno un rendimento medio ponderato semplice pari a -0,457%.

Riaperti anche i Ctz ottobre 2019

Nell’asta precedente questo stesso tipo di titoli aveva pagato, si fa per dire, un rendimento superiore di 2 punti base (0,02%) rispetto a quello odierno. Rendimenti in frazionale aumento, invece, per i Ctz a due anni (scadenza 30 ottobre 2019), riofferti per un controvalore massimo di 2,5 miliardi, interamente assegnato, a fronte di richieste superiori ai 5,2 miliardi.

Tassi in lieve risalita, ma restano negativi

In questo caso, infatti, il titolo rende il -0,211% lordo annuo, con un incremento di 12 punti base (0,12%) rispetto alla tranche precedente (la quarta). Dopo l’asta odierna il quantitativo di Ctz ottobre 2019 in circolazione sale a 8,4 miliardi di euro. Il 2017 si chiude quindi con tutta la curva dei tassi italiani negativa per il tratto tra zero e due anni: chi ha liquidità deve rassegnarsi a subire una decurtazione di valore se investe in questo tipo di titoli, cosa che di fatto li rende “appetibili” solo per le tesorerie di alcune banche o grandi aziende, certamente non per gli investitori retail.

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