Brexit: per imprese inglesi è vitale mantenere accesso al mercato europeo

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di Luca Spoldi 4 Giugno 2018 | 09:38

Open Europe: Londra trovi compromesso con Ue

Fuori dall’Eurozona non c’è troppa vita, almeno dal punto di vista degli affari. Così ritiene Open Europe, uno dei thinkthank più vicini al governo inglese che in un report sottolinea: la Gran Bretagna dovrebbe accettare di sottostare alle regole della Ue pur di preservare l’accesso al mercato unico europeo. Il report, ripreso dalla stampa britannica, sottolinea che “non vi sono solidi motivi commerciali per un’immediata e significativa divergenza dal regime normativo della Ue”,.

Necessario conservare accesso a mercato unico

Inoltre, il proposto “accordo privilegiato sul reciproco riconoscimento implicherebbe che la maggior parte delle merci fabbricate da un paese sarebbe considerata pre-autorizzata per la vendita negli altri”, con evidenti vantaggi commerciali reciproci. I risultati dell’analisi di Open Europe verosimilmente saranno indigesti a molti “euroscettici” che hanno spinto per la Brexit, ma il suggerimento di Open Europe al governo britannico è di cambiare posizione per sbloccare il dibattito politico attualmente troppo polarizzato e soddisfare “richieste espresse chiaramente dalle imprese britanniche”.

Regole inglesi per i servizi ed europee sui beni?

Un compromesso potrebbe essere che Regno Unito sia libero di autoregolarsi nei servizi (che rappresentano la maggior parte dell’economia domestica) e non dovrebbe accettare un’unione doganale o una tariffa esterna comune. Secondo Open Europe la Gran Bretagna potrebbe essere autorizzato a decidere autonomamente se accettare nuove norme Ue in materia di beni, purché riconosca che il rifiuto di tali nuovi norme limiterebbe il futuro accesso britannico al mercato europeo.

Possibile accordo di standstill fino al 2020

Lo studio ipotizza che il Regno Unito negozierà un accordo di “standstill” fino al dicembre 2020 in base al quale manterrebbe tutti i suoi obblighi e l’accesso al mercato, ma non svolgerebbe alcun ruolo nel definire nuove regole. La volontà a lungo termine di accettare le norme dell’a Ue nel settore dei beni richiederebbe peraltro un ruolo più rilevante della Corte di giustizia europea, o almeno un meccanismo di risoluzione delle controversie giudiziarie basato sulle sentenze della Corte, e fisserebbe anche dei limiti alle capacità di negoziare i propri accordi di libero scambio.

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