Usa, salari ancora in recupero ad aprile e disoccupazione ai minimi dal 1969

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Avatar di Gianluigi Raimondi 3 Maggio 2019 | 15:15

Di Vincezo Longo, market strategist di IG

Lo US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha comunicato che nel mese di aprile sono stati creati 263 mila nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli statunitensi, un dato di gran lunga superiore alle aspettative (ferme a 190.000 unità). In discesa anche il tasso di disoccupazione passato al 3,6% dal 3,8% precedente. È il dato più basso dal dicembre del 1969. A favorire questo movimento potrebbe essere stato in parte anche il tasso di partecipazione, sceso al 62,8% dal 63%. Le revisioni dei mesi precedenti hanno visto il dato di febbraio salire a 56.000 unità (da 33.000), mentre quello di marzo è sceso a 189.000 unità (da 196.000). Nel complesso le revisioni hanno aumentato di 16.000 mila unità i posti di lavoro nei due mesi precedenti. La crescita dei salari, sempre ad aprile è rimasta al 3,2% a/a, contro attese che vedevano un’accelerazione al 3,3%. Il dato sui nuovi posti di lavoro supera di gran lunga la media dei precedenti 12 mesi, ferma a 213 mila unità. I settori che hanno assunto di più sono stati quelli relativi ai servizi alle imprese, le costruzioni, l’health care e quello del welfare.

I dati di oggi sono senz’altro positivi. Il tenore della crescita dei posti di lavoro è più che soddisfacente e di certo non segnalano timori o preoccupazioni da parte delle imprese, che continuano ad assumere. L’unica nota stonata è la crescita dei salari che rimane stabile, un segnale che la qualità del mercato del lavoro fa ancora una certa fatica ad aggiustarsi, nonostante la disoccupazione sia sotto il suo livello naturale di lungo periodo.

Così, dopo il dato sul Pil della scorsa settimana e le considerazioni della Fed di mercoledì sera, gli investitori possono continuare a modificare le proprie aspettative sulle prossime manovre di politica monetaria. Se i dati macro dovessero tenere questo tenore nei prossimi mesi, basterà anche solo un tentativo di accelerazione dell’inflazione per spingere la Fed a riprendere il percorso di rialzo dei tassi a dicembre. Proprio la bassa inflazione sembrerebbe essere uno dei principali motivi che al momento giustificano la sospensione del rialzo dei tassi.

Sui mercati, la pubblicazione dei dati si è tradotta con un’iniziale apprezzamento del biglietto verde, rientrato però solo dopo pochi minuti. Anche sul comparto govies, i Treasury hanno reagito male, salvo recuperare le perdite. Bene invece i future, anche se come capita spesso in queste occasioni le vendite potrebbero riproporsi dopo l’apertura di Wall Street.

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