Neuberger Berman: il pessimismo del mercato sull’Europa è eccessivo

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di Luca Spoldi 25 Settembre 2018 | 17:42

Neuberger Berman: Bce non farà deragliare obbligazionario

Mentre è in corso il Fomc della Federal Reserve che dovrebbe annunciare l’ennesimo rialzo di un quarto di punto dei tassi sui Fed Funds, Neuberger Berman sottolinea come in Europa la Bce nel corso della sua ultima riunione abbia confermato che a fine anno concluderà il suo programma di acquisto di obbligazioni (quantitative easing). “Molti investitori temono che questa decisione possa rappresentare una sfida per i mercati obbligazionari in euro – notano gli esperti – poiché i premi per il rischio sono ancora bassi, in gran parte a causa del successo riscosso dallo stesso quantitative easing (QE). Ma davvero la fine del QE potrà far deragliare le obbligazioni dell’Eurozona?”

Graduale ritiro QE giustificato

In effetti, notano gli uomini di Neuberger Berman, “tutti i mercati obbligazionari sono influenzati dal QE: la Bce detiene il 22% dei titoli di Stato e il 9% delle obbligazioni societarie in circolazione, mentre le banche hanno nettamente ridotto le proprie emissioni di titoli senior a favore del Tltro”. Di conseguenza, gli spread creditizi si mantengono vicini ai minimi storici e si registra una scarsità di obbligazioni governative con rating “AAA”. Ciò giustifica il graduale ritiro del programma di QE. Inoltre, dall’analisi della stessa banca centrale emerge che le dimensioni del suo bilancio contano più del fatto che continuino ad aumentare tramite gli acquisti di obbligazioni o del ritmo a cui avvengono.

Bilancio Bce resterà di ampie dimensioni

Al momento del lancio del QE, nel 2015, i tassi passarono immediatamente in territorio negativo, ma la crescita economica dell’Eurozona cominciò ad accelerare solo verso la fine del 2016, quando il bilancio della Bce superò quota 2 mila miliardi. Fu necessario un periodo prolungato di finanziamenti a basso costo perché le imprese ritrovassero fiducia e ricominciassero ad attuare i loro piani d’investimento. Quando il QE giungerà al termine, il bilancio della Bce sarà ancora di dimensioni elevate. “Inoltre, la fine del QE non rappresenta l’inizio di una politica monetaria restrittiva” sottolineano gli esperti, visto che la Bce “ha ribadito il suo orientamento secondo cui i tassi d’interesse rimarranno negativi almeno fino alla prossima estate”.

Inflazione al 2% pare ancora lontana

Del resto i prezzi e i salari hanno cominciato a salire, ma l’obiettivo d’inflazione del 2% fissato dall’istituto è ancora piuttosto lontano. La bassa inflazione è dovuta in parte al fatto che, nonostante il QE e i tassi negativi, l’euro si è deprezzato meno del previsto e solo temporaneamente, mentre nel 2018 la moneta unica si è riportata intorno ai suoi livelli medi. Stabilità del cambio e basso rischio d’inflazione permettono alla Bce di lasciare il suo bilancio a livelli elevati e i tassi d’interesse in territorio negativo, al fine di mantenere bassi i rendimenti e gli spread creditizi compressi, elemento cruciale per sostenere la ripresa in atto nella regione.

Pessimismo verso l’Europa è eccessivo

Ad ottobre i flussi legati all’imminente conclusione del programma di acquisto di obbligazioni societarie potrebbero far ampliare gli spread dei titoli in euro, “ma a nostro avviso questo premio aggiuntivo e la politica monetaria ancora espansiva dovrebbero attrarre i capitali degli investitori a caccia di rendimenti superiori” spiegano uomini di Neuberger Berman, che si aspettano “un aumento dei tassi sui Bund tedeschi decennali verso quota 0,75% a fine 2018 ed eventualmente fino all’1% nel 2019, in base all’andamento dell’inflazione” e che giudicano dunque eccessivo “il pessimismo del mercato nei confronti dell’Europa”.

Usa, il mercato sconta trend super rialzista

Infatti se quest’anno la crescita ha deluso le attese, si mantiene al di sopra del trend; l’euro è conveniente rispetto al dollaro; le condizioni finanziarie sono ancora accomodanti e la Bce propende per un orientamento espansivo. Una guerra commerciale potrebbe penalizzare le esportazioni dell’area euro, che però sono ben diversificate sul piano geografico. Per contro, i premi per il rischio del mercato statunitense scontano un trend super rialzista, nonostante l’incertezza relativa alla forza del dollaro, al ritmo con cui avverano gli aumenti dei tassi e al risanamento fiscale che si renderà necessario una volta esaurito l’impatto degli stimoli fiscali.

Titoli di stato italiani restano interessanti

Operativamente, sui mercati in euro Neuberger Berman privilegia una duration corta sui tassi dei paesi core e semi-core, limita l’esposizione sul segmento a lungo termine delle curve dei rendimenti e resta prudenti nei confronti delle obbligazioni societarie in vista del graduale ritiro del programma di QE. Tuttavia, gli esperti ritengono che i titoli di stato italiani siano tornati su livelli interessanti in chiave tattica “e, nel medio termine, giudichiamo senz’altro eccessivi i timori di un forte aumento dei rendimenti obbligazionari e degli spread legati alla graduale liquidazione delle posizioni della Bce in questi mercati”.

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